NINO MANDRICI - Benvenuto nel mio mondo - Welcome in my world

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Come nasce una scultura

Quante volte mi sono sentito chiedere " ma dove trova questi legni " e successivamente " come le è venuta questa idea " oppure " sapeva già cosa ci avrebbe fatto ? ". Dovrei partire da molto lontano, da quando nacque in me la passione per i pupazzi di legno del mio teatrino. Avevo all'incirca dieci anni e passavo la maggior parte del mio tempo inventando storie ( avrei continuato a farlo per tutto il resto della mia vita ) e facendole recitare ai miei pupazzi dal viso di legno.Ad un certo momento mi stancai di vederli così, sempre uguali, la stessa espressione senza emozioni, lo stesso sguardo fisso e distante. Cominciai a costruirmeli da solo, incidendo pezzi di legno morbido e creando una folla che seguiva passivamente i miei stati d'animo, affinandomi sempre più nella tecnica, con mio padre che mi insegnava tutti i segreti del legno: il pelo, il contropelo, la nervatura, i nodi, le vene.Da allora non sono più riuscito a farne a meno, una specie di malattia con decorso benigno, una droga nel pensiero, una vocazione nell'anima.E crescendo io sono cresciuti anche i miei pupazzi di legno, uomo io e umanità loro, sempre presenti intorno a me con gioie e dolori e infedeltà e rimpianti. E allora, come rispondere a queste domande? All'inizio è solo l'ansia della ricerca, prima dentro me stesso e poi nel mondo circostante. Solo dopo comincia l'affannosa rincorsa verso l'ignoto, la forma vaga che già vive nei recessi della memoria e attende l'esplosione di luce che la farà apparire e l'incontro con gli occhi di dentro, quelli che vedono ciò che non esiste ancora ma che già sanno ogni curva, ogni lucentezza, ogni plasticità di ciò che sarà.E' questo il momento fondamentale della creazione di un'opera d'arte, quell'attimo che separa l'uomo dall'artista e che rientra nel novero delle cose che si hanno dentro o non si hanno, nè apprendibili nè da insegnare. Da questo tempo prenatatale all'opera prende il via il fatto creativo con la sua prima fase: la ricerca del materiale. E quì comincia il vagabondare per spaiagge e maremme, con l'occhio attento a frugare tra le dune di sabbia, nell'intrigo delle macchie, nei campi, tra le cataste di legna da ardere, in cerca di un'anima imprigionata nel legno che aspetta la mia mano ansiosa perchè l'aiuti ad uscire dalla sua prigionia. E' l'attimo più eccitante, l'autentica folgorazione attesa con ansia e trepidazione, tra delusioni  e false promesse, tra scoppi di entusiasmo e abbattimenti improvvisi. Non ricordo niente di più emozionante nella mia vita ( a parte la nascita dei miei figli ) delle passeggiate solitarie sulla spiaggia tra Marina di Alberese e la Bocca d'Ombrone o le rive della Steccaia, là dove il fiume ha trascinato migliaia di legni senza vita, sradicati dalla furia delle piene e gettati a consumarsi di sole e di vento tra gli arbusti di lentischio ed i lunghi ciuffi d'erba che solcano le dune. Specialmente ricordo certe mattinate d'inverno, con la pioggia o il vento di tramontana che scendeva giù dall'Amiata ed io e loro, soli, a cercarci lungo la riva del mare. E la spiaggia della Feniglia, a Porto Ercole, la mattina all'alba, con i voli dei fencotteri e qualche capriolo che fuggiva a rintanarsi nella silenziosa complicità della pineta. Camminare solo con il rumore del mare e le grida dei gabbiani, sollevare i tronchi sulla sabbia e lasciarli così, in piedi, come una folla, e poi girarsi a guardarli e sentire un fremito dentro, sapere che tra poco l'avrei visto, lui, lei, la forma sconosciuta ancora ma che certamente si trovava lì, tra quella lunga processione immobile che guardava il mare. E tornando indietro ritrovarli come vecchi amici, finchè un tuffo al cuore ti dice: fermati. E allora per la prima volta lo vedi, lo guardi, gli giri intorno, lo carezzi, ne provi la consistenza. gli strappi via qualche lembo di corteccia marcio, lo rimiri a lungo. A questo punto l'opera è nata, è già tutta nella mia testa, so già dove togliere, dove scavare, dove essere delicato e dove posso scagliarmi invece con violenza. E quando alla fine l'ho liberata di tutto ciò che la tratteneva, quando posso sedermi davanti a lei e guardarla, allora sento la tensione che finalmente se ne va e la commozione che mi prende. Qualche volta mi sono scoperto anche a piangere. Ma questo è un segreto tra me e lui. O lei. O loro. 

E' fragile il confine di un pensiero - nasce dove un altro muore

inner eyes of our souls, the eyes that see what has to yet come into being  but which know every curve, every gesture anmostra al complesso delVittorianod every light that will glow. And now the work is born-in the istant that separates the man from the artist. It is at this prenatal stage that I wander acros beaches, swampy coastline and the country-sade of Tuscany, keeping a watchful eye as I stroll among the sands dunes or across fields, or rummage through heaps of firewood searching for someone to save, a soul imprisoned in a piece of wood awaiting my outstretched hand to release it from its confinement. This is the most exciting moment. The strike of lightning awaited with such trepidation together with disappointments and false promises, outbursts of enthusiasm and sudden downfalls. I cannot recall anything more exciting than my solitary walks on the beach that stretches from Marina di Alberese and la Bocca d'Ombrone, or the banks of Steccaia, where the river has swept up thousands of lifeless tree trunks, uprooted by the fury of floods and cast out to the sun and wind, amongst the shrubs and blades of grass that grow in the grooves of the dunes. Or sitting on the beach of Feniglia contemplating dawn with a flight of flamingos, or seeing a frigtened deer flee to the nearby pine woods. To walk alone accompanied only by the sound of the sea and the cry of seagulls; to lift the trunks to their feet on the shore, creating a crowd that I can scrutinize and then feel a sudden shiver knowing that at any moment I will see him or her - an unknown shape that certainly lies within that long silent procession facing the sea.And when I return to find them again, like old friends, my heart misses a beat and tells me stop. It is then for the first time that I see it, I look at it, I go around it, I caress it and feel its firmness. I pull away a few dried limbs and gaze at it for a long time. At this stage the work of art is already born. It is all in my head and I already know what must be removed, where I must hollow out, where I must be delicate and where I must be violent. And when I have finally freed it from everything that kept it trapped, then I can sit and gaze at it and feel the tension subside and the emotion rise. At times I have discovered myself crying. But that is a secret between him and I, or her, or them.

Nel giardino dell'Eden - Legno di pero - 1991

How meny times have I been asked " where did you find these pieces of wood " and " how did you get the idea for this sculpture " or " did you already know what you were going to create ? ". I have to go back a long way to discover how this passion was born. I think it started when I used to play with my toy theatre. I was about ten years old  and I spent most of my time inventing stories for my wooden-faced puppets. At a certain moment I became tired of looking at their unchanging, unemotional expressions, their distant and fixed gazes. So I began to build my own puppets, carving them from soft wood and creating a crowd which passively reflected my state of mind and changing moods. From that moment I could not stop. It all became an essential part of my life, an obsession, a drug, a spiritual vocation. As I grew. so did my wooden puppets: I played the man and they played out humanity with its joys, sorrow, betrayals and regrets. And now, how to responde to these questions? In the beginning it is my insatiable need to search, firstly within myself  and then the world surrounds me. Only then does the strenuous course towards the unknown begin. The vague outline that already lays dormant in the recesses of one's immagination, awaiting that explosion of light to come to life;the encounter with the

vorrei non avere piedi - ma ali per volare - vorrei non avere mani - ma solo desiderio di carezze - vorrei non avere occhi - ma soltanto illusioni - vorrei non avere orecchie - ma solo musica intorno - vorrei non avere bocca - ma solo un suono di parole - vorrei non avere un corpo - ma solo un'anima di gesso - vorrei non avere gambe - per non correrti incontro - e vorrei non avere un cuore - per non doverti amare pił.

        

Studio : Via Lorenzo Valla 19 - 00152 Roma. Tel. 0039 6 5814461 mobile 0039 393 0826033

 

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