Mostra Vittoriano - Novembre 2006

NINO MANDRICI - Benvenuto nel mio mondo - Welcome in my world Chi sono Viaggio nella memoria Mostra Vittoriano - Novembre 2006 Mostra Vittoriano - Novembre 2006 - Immagini commenti alle mostre Galleria di immagini Photo 3 My Photos Blog Photo

Mostra Vittoriano - Novembre 2006

Mostra al Complesso del Vittoriano  Sala Giubileo 8 novembre 2006 .

Estratti stampa. 

La ricerca estetica di Nino Mandrici.   Passione, lirismo e umanesimo caratterizzano le opere di Nino Mandrici, esposte fino a domenica nel Complesso del Vittoriano nella mostra Mani come Bandiere - Umanità e solidarietà. Quarantacinque sculture in bronzo, terracotta e soprattutto legno, oltre ad otto dipinti, ripercorrono il cammino artistico di uno scultore figurativo che mette al centro della sua ricerca estetica l'uomo.Certo le mani sono d'importanza vitale per un artista che, rifacendosi ad un concetto michelangiolesco, vuole liberare l'anima imprigionata nella materia, quella forma sconosciuta che solo lui vede, magari in un pezzo di legno trovato per caso su una spiaggia maremmana e poi sapientemente lavorato. < Perchè le mie sculture hanno sempre le mani così grandi e le dita allungate come se volessero afferrare i sogni? > si chiede l'artista e da solo si risponde < E' perchè sono le mie mani  ed io cerco sempre di carpire quanto più posso da tutto ciò che mi circonda, dalle emozioni, dalle cose >. Ed è sempre lui che in una poesia afferma < Porto il mio cuore / come una ferita / le grandi mani / come pigre ali / l'alveare della memoria / come una vecchia bandiera >. Una bandiera che sventola per ricordarci che tutti apparteniamo alla stessa terra, tanti microcosmi in un macrocosmo universale. I temi più cari sono: l'amore, la maternità, l'incontro tra esseri umani, che si concretizzano in figure nodose e contorte, altre volte filiformi, altre volte ancora morbide e dolci. La vita, la gioia il dolore e la morte sono fortemente espressi nelle sue opere, come pure nei suoi versi. I maestri ai quali guarda sono Ugo Attardi, Emilio Greco, Corrado Cagli, Pericle Fazzini, ma si avvertono anche gli echi di Gemito, Rodin, Medardo Rosso.

.......Il Giornale - venerdi 17 Novembre 2006

mensile Arte Mani come Bandiere di Pamela Mccourt Francescone

...nato e cresciuto in Maremma ma cittadino del mondo.  Quarantacinque sculture in legno, bronzo, terracotta e otto pitture che riecheggiano l'esperienza classica dell'arte come intuizione lirica e riflettono il suo intento di frugare spasmodicamente e appassionatamente nella vita, nel dolore, nella gioia, nella morte e nella quotidianità dell'esistenza. Mandrici è un figurativo sia per amore della forma che per scelta etica: al centro della sua ricerca estetica la figura umana, l'uomo come mensura mundi, cuore dell'universo, misura inestimabile di tutte le cose. La personale ripercorre le varie fasi del cammino artistico, umano e poetico di Mandrici che prende il via con la ricerca del materiale da utilizzare vagabondando per spiagge, maremme, cave di pietra, cataste di legna da ardere, dune di sabbia. Una volta trovato il materiale l'opera è già nata; bisogna solo togliere, scavare, farla uscire dalla sua prigionia ma è tutta nella mente dell'artista. Ed ecco nascere i temi cari allo scultore: uomini, donne, bambini, l'incontro, la maternità. Quell'amore per l'umanità che si incarna ora in sculture nodose come antichi rami di ulivo, ora in figure filiformi, scarnificate, ora in forme morbide e dolci. Scrive Marco Spesso nella prefazione del catalogo " la scultura di Nino Mandrici si colloca nel solco della esperienza classica dell'arte come intuizione lirica e trascendenza della realtà in un ideale superiore. Antiche e giovani al tempo stesso le sue opere si offrono alla visione del pubblico con il loro profondo e enturiastico amore per la vita: la ricchezza dei riferimenti e la consumata tecnica dell'artista non determinano ostacoli alla contemplazione della forma; l'artista è alieno da elitarismo autoreferenziale, la sua volontà è quella gioiosa della partecipazione ad un progetto estetico ed etico insieme ".

Il futuro di paola - legno di fico cm.190

Il Messaggero 8 novembre 2006 Danilo Maestosi

Mani come Bandiere al Vittoriano. Ulivo, pero ed acero per raccontare le donne di Mandrici

L'opera, il capolavoro è già scritto nella materia. Questo insegnamento di Michelangelo è la bussola che da sempre orienta la scultura di Nino Mandrici, 76 anni, toscano, una carriera che ha rastrellato riconoscimenti e commesse soprattutto negli USA e in America Latina. Scelte di campo nell'arte di figura che tessono da sempre il filo della tradizione e risentono evidenti echi della plastica di Rodin, Gemito, Medardo Rosso, Mandrici è scultore che trae la linfa della sua ispirazione proprio dalla materia che modella. Esemplari di questo suo approccio le sculture in legno che costellano la mostra antologica intitolata "Mani come Bandiere " e patrocinata da Comune e Provincia, con cui fino al 19 novembre si presenta al Vittoriano. Sono tutte o quasi figure femminili, dee di pantheon esotici e del mondo classico, o incarnazioni della sensualità e della maternità che impregnano l'universo femminile, uno dei suoi leit motiv più sentiti. Volti molto intensi e quasi stilizzati, ma corpi che emergono per germinazione dai vari tipi di legno che l'artista trova e ricicla, e ne rubano sangue, colore, espressione, adattandosi alla torsione drammatica dell'ulivo, alla calda pastosità di un pero, ai bagliori rossastri dell'acero. Un mimetismo che a volte enfatizza in eccesso, in modo iperbarocco le sue opere, ma distilla in altre composizioni emozioni di coinvolgente poesia.

D. La materia su cui lei lavora, è intesa come una presenza viva che prende forma o una natura morta che si lascia modellare? R. La scelta del materiale è la fase più importante nel processo creativo, quella in cui la fantasia lavora già intorno ad una forma che cerca di ritrovarsi nel legno o nella pietra: una volta fissata nella materia l'immagine prende vita e si sviluppa quasi in maniera autonoma, ma tenuta viva con fatica nella mente. D. Dei materiali che lavora quale è quello che preferisce? R. Alcuni materiali, come il legno, hanno la facoltà di parlare all'artista, con il loro gioco di venature che creano immagini dentro l'immagine e indicano nuove vie che certe volte aprono dubbi laceranti. E' una materia viva che sa trasmettermi emozioni come nessun'altra perchè ha calore e sensualità e un odore intenso e vivo. D. Se le sue sculture hanno un'anima, quanto riflettono della sua? R. Penso che ogni cosa creata abbia un'anima secondo una concezione panteistica che viene da molto lontano. Molte volte, finita un'opera, rimango seduto a guardarla e mi commuovo, capita che mi ritrovo perfino a baciarla od a piangere, perchè so che una parte di me è rimasta dentro di lei e vivrà anche quando io non ci sarò più. E mi succede, guardandola, di avvertire una presenza e allora penso che l'ho risvegliata da un sonno che non poteva essere la morte perchè, come diceva Protagora, la morte non esiste " quando siamo vivi la morte non c'è e quando lei viene non ci siamo più noi " e quindi la mia creatura viveva già in un mondo diverso e forse parallelo, con la sua anima di legno ed i suoi indecifrabili pensieri. D. In quale sua scultura ritrova più se stesso? R. In quella intitolata " l'uomo libero è solo " perchè rispecchia il mio pensiero sull'uomo. " Siamo condannati alla libertà " come diceva Sartre, l'uomo nasce libero ed è condannato dalla sua libertà a compiere delle scelte. E' il dramma della sua esistenza. Siamo attori mandati sulla scena senza un copione e senza un ruolo preciso e da qui nasce l'angoscia. Nessuno ha chiesto di nascere libero e pure lo siamo e da sempre siamo responsabili delle nostre scelte. D. In che cosa si differenzia di più l'uomo dall'artista? R. Da quel qualcosa che si ha o non si ha, nè apprendibile nè da insegnare, è quella capacità di vedere e sentire oltre la fisicità delle cose, di dare corpo a ombre vaganti nella mente che tutti hanno ma che solo pochi eletti riescono a tradurre in immagini definite. Non per niente durante il periodo del Romanticismo l'artista era considerato al vertice della scala sociale. Nella sua estasi creativa egli avvertiva che la differenza fra sogno è raltà scompariva. Diceva Novalis " il mondo diventa sogno e il sogno diventa mondo " e l'artista è colui che a questi sogni sa dare un corpo e, perchè no, anche un'anima.

porto il mio cuore   -   come una ferita   -   le grandi mani   -   come pigre ali   -   l'alveare della memoria   -   come una vecchia bandiera   -il groviglio delle vene   -   come un rosso fiore  -   porto me stesso   -   come una ferita.