NINO MANDRICI

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Cenni critici

UGO ATTARDI dalla presentazione ad una mostra del 1985

La ventennale amicizia che mi lega a Nino Mandrici potrà consentirmi qualche formulazione sulla sua arte, avvalendomi anche della conoscenza dell'uomo artista: per una più intensa lettura delle sue immagini plastiche, e per capire il senso più generale di una vita e di una ricerca ( e non senza il concorso di un profondo sentimento di stima e simpatia ). Non è infatti privo di valore per me il suo particolare modo di procedere sulla strada che lo condurrà poi all'immagine plastica compiuta; un procedere che ha il suo cominciamento con una sorta di attrazione per un solitario e nobile vagabondare per spiagge, maremme e cave di pietra. Attrazione che è già ricerca, stimolo, avventura, scelta dell'occhio e della fantasia.Perchè già in questa fase, prenatale all'opera - che fa essere Nino personaggio straordinariamente moderno ( legato alle energie della natura e della storia ) e insieme "antico" ( raccoglitore e cacciatore ), - egli si avvale della sua trepida attitudine all'avventura: cercando nella pietra - già all'alba del suo procedere creativo ( nell'incontro col materiale che il suo occhio e il suo fare cangeranno in visione ) - quell'ombra segreta chiusa nella pietra o nel legno ritrovati; "ombra" la cui misura è l'eternità. "Inizio" dunque, che è già concatenante la "fine": scelta e accadimento di per sè già creativi:determinanti quel processo di un'infinità di atti e momenti che sono insieme, e ogni volta, inizio e conclusione: l'estesa presenza dell'uomo nella scultura. E qui la casualità non è poi veramente ammessa: perchè negata in ogni istante dalla conoscenza e dalla coscienza che guidano la mano, e che fanno di una informe materia una forma superiore: esistenziata. Ecco dunque: una "cosa" tra le cose. Per esempio, un tronco: nato, cresciuto, divelto, abbandonato e corroso dal tempo; per Nino racchiude in sè un numero infinito di significati, di immagini che egli tenta di "fare" e noi di esprimere con le parole: ( ombra, sensi, rovere, ferro, durezza, energia, avvolgimento, compattezza "; e ancora " carnalità, dolcezza, passione, spazio, esplosione, pulsione, nodo, cuore "......

UGO ATTARDI 1985

Perhaps the two decades of friendship that tie me to Nino Mandrici, as well as my knowledge  of him as a man of art, may allow me to formulate judgments on his work: a profond acquaintance of his plastic art and, consequently, a deep understanding of his research in life ( my deep regard and affection for him have played an important part ). It is of great value for me to have observed  the various stages

Oggi costruirò una scala - per giungere fino al cielo - userò per gradini le nuvole - e per appigli le stelle - scoprirò ciò che spinge - la pioggia a cadere giù - volerò in mezzo ai sogni - in cerca dei pochi rimasti - frugherò fra le memorie - per le strade dell'anima - nell'intrigo delle vene - cercherò immagini e parole - volti sorrisi e lacrime - e rivedrò tutto con questi occhi - di bambino appena nato - che solo conosce dolcezze - e un tenero suono di parole - poi mi siederò ad aspettare - sulla terza stella del carro - e forse qualcuno verrà.

Paura del tramonto - Legno di pino bruciato - 1978

Fiori oltre il muro

...in bilico tra fiamma amorosa - il legno sembra esserne l'oggetto principale - e il desiderio di non rinunciare a nessuno dei particolari di una apparizione percepita, e subito custodita con fedeltà estrema nella memoria, Mandrici realizza una serie di sculture, dilacerate come da una guerra poi tra forma e memoria, tra ricordo e immagine. La persona di Mandrici si distingue per una assoluta e, direi, prorompente schiettezza: sembra un adolescente e dell'adolescente ha tutte le scintillanti qualità: la vivacità, l'impazienza che turba ogni sosta, e ogni progetto.Scattano le sue sculture affinandosi in un palese ritmo acendente, altre si inturgidano seguendo le forme della vita....tuttavia le sue sculture ci rivelano, comunque e sempre, che è la passione il grande soggetto di Mandrici: questa gli lascia solo il tempo per il gesto creativo, sostento e rapito dai sensi.

Bruno Mantura  dalla presentazione alla mostra dell'Agostiniano a Piazza del Popolo a Roma

Poesia di Rafael Alberti per la presentazione della mostra tenuta a Caracas nel 1976